Descrizione
“Noi Memorie Attive”, questo il titolo della giornata della memoria, della riflessione e di confronto sui temi dei diritti umani e dell’accoglienza ai migranti, che si è svolta venerdì 30 gennaio 2026 all’Oratorio San Filippo Neri di Canicattini Bagni promossa, in collaborazione con il Liceo Scientifico ”Leonardo da Vinci” della città e l’Amministrazione comunale, dal “Comitato 3 Ottobre” di Lampedusa, presieduto dal rifugiato eritreo Tareke Bhrame, nell’ambito del progetto PCTO “Semi di Lampedusa” che nell’aprile dello scorso anno portò una delegazione di studenti, di giovani migranti ospiti delle strutture canicattinesi dell’accoglienza e di Amministratori, a Bruxelles al Parlamento Europeo, per un confronto con i parlamentari e i giovani coetanei degli Istituti superiori italiani ed europei, per chiedere una diversa politica sull’immigrazione e facilitare il riconoscimento di migliaia di esseri umani nei naufragi dei barconi della speranza.
Presenti, con gli studenti del Liceo Scientifico canicattinese, il Sindaco Paolo Amenta, l’Assessore alla Pubblica istruzione, Marilena Miceli, la Dirigente del Liceo, Rita Spada, i docenti, gli operatori e i responsabili delle due strutture comunali dell’accoglienza dei migranti SAI, il Sistema Accoglienza Integrazione del Ministero dell’Interno, in particolare minori non accompagnati, Sebastiano Scaglione di Passwork e Mario Mineo de La Pineta
Ed è stato Tareke Bhrame del “Comitato 3 Ottobre”, nato per ricordare la strage di migranti del 3 ottobre 2013 nella quale persero la vita 368 persone a largo di Lampedusa, a raccontare la sua esperienza di giovane immigrato che ha attraversato il Mediterraneo con il sogno di fare il pilota, e che invece i drammatici eventi dell’immigrazione di tanti uomini, donne e bambini che fuggendo da miseria, guerre e persecuzioni, hanno dovuto lasciare i loro sogni e le loro speranze in fondo al mare, lo hanno portato da oltre dieci anni a lavorare per ridare dignità, e soprattutto un nome ed una sepoltura, ai tanti immigrati morti nei naufragi dei barconi dei padroni delle tratte di esseri umani.
Un momento di riflessione profonda, di commozione e di conoscenza di un fenomeno che vede il Mediterraneo cimitero di migliaia di uomini donne e bambini “fantasmi”, per più del 70 per cento senza volto e senza nome, i cui corpi difficilmente possono fare ritorno all’abbraccio e al pianto dei loro familiari.
Un’esperienza toccante che in questa “giornata della memoria” gli studenti che con Tareke Bhrame, i loro coetanei migranti e gli Amministratori canicattinesi hanno fatto a Bruxelles, ospiti per la prima volta del Parlamento Europeo, hanno voluto rivivere e raccontare, proponendo al Sindaco Paolo Amenta di intitolare alle vittime del 3 ottobre 2013 e a tutte le vittime dei naufragi una piazza a Canicattini Bagni, individuata nella piazzetta del Quartiere San Giovanni alla fine di Via Vittorio Emanuele, con l’installazione di una fontana rappresentata da tante mani che fuoriescono dal mare sostenendo, superando quelle “onde di umanità”, una barca con dentro i migranti.
Il Sindaco Paolo Amenta nel dare la disponibilità dell’Amministrazione comunale alla realizzazione della fontana, ha ripercorso gli oltre dieci anni di progetti di accoglienza di migranti a Canicattini Bagni e della loro inclusione e integrazione nel tessuto sociale della città e del territorio, dall’esperienza delle strutture comunali SPRAR prima, alle attuali SAI, affidate alle imprese sociali Passwork e La Pineta, che grazie ad un’azione di condivisione collettiva con l’Amministrazione e la Comunità, sono diventate “buone prassi” a livello nazionale e modello per tante realtà come attestato dal Ministero dell’Interno.
«Un percorso vissuto sempre in prima fila da Sindaco e da Presidente di ANCI Sicilia, che negli anni, con il confronto con le varie realtà governative, ha portato al Sistema di Accoglienza oggi attivo in tutta la Regione e nel Paese – ha detto il Sindaco Paolo Amenta -. Oggi più che mai gli immigrati sono per noi, per l’Italia, una risorsa insostituibile se si considera che con l’innalzamento delle prospettive di vita e la drastica riduzione delle nascite, ci avviamo ad essere un Paese di anziani che necessita di tanto sociale e di servizi sanitari che non riusciamo più a sostenere. Pertanto, l’accoglienza, l’inclusione e la formazione dei migranti devono essere visti come una ricchezza, non solo economica e produttiva, ma anche culturale, verso la costruzione di quella società multiculturale e multietnica del futuro. Questo l’invito che rivolgo alle giovani generazioni affinché siano consapevoli delle scelte da fare».